Yehuda Safran

da "TACET macchine del silenzio"
edizioni AAM Architettura Arte Moderna, Roma 1995

Nello studio di Gianandrea Gazzola ci sono dodici strumenti a corda di diversa e lontana provenienza. Come la Dodicesima Notte, sera dell'Epifania, ogni strumento è silenziosamente appeso al soffitto con una corda uguale alle altre; potrebbero suonare in qualsiasi momento, non come strumenti a fiato ma sottomessi come loro alle stesse leggi dell'aria e della luce. C'étaient de trés grands vents sur toutes faces de ce monde, De trés grands vents en liesse par le monde, qui n' avaient d`aire ni de gite, Qui n`avaient garde ni mesure, et nous lassaient, hommes de paille, En l'an de paille sur leur erre Ah!oui, de trés grands vents sur toutes faces de vivants! VENTS, St.-Iohn Perse Dai tempi di Dedalo e Icaro le Macchine nascono dal desiderio di giocare. Molto tempo dopo la sua morte l'lcaro di Bruegel cade nel mare mentre quello stesso sole immobile continua a sciogliere le sue temporanee ali, continua a riscaldare l'aria e l'acqua dando origine al vento che gonfia le vele delle barche, mentre il contadino continua ad arare. Vico insisteva sull'"atto unico dell'ingegno" chiamato poiesis, inventio, l'atto del fare o del creare. Per il vero non ci è dato di scoprire semplicemente le cose nascoste, non possiamo far altro che rendere esistente ciò che è. Queste macchine sono figlie di una mente musicale rivolta al palcoscenico. una mente attenta ai ritmi e alle proporzioni di ciò che è profondamente silenzioso, un mondo di suoni senza misura. Molta musica contemporanea è nata dall'intuizione di poter trattare tutte le forme di rumore come materiale a disposizione del compositore, insieme al corollario che assegna al silenzio, come ricorda Edgar Varèse un ruolo altrettanto importante. Motivato da una simile intuizione Gianandrea Gazzola ha deciso di costruire macchine capaci di eseguire e produrre la forma del suono, senza alcun riferimento al suo esito udibile. Le macchine si muovono, girano e girano perché ripetere significa toccare l'essenza della vita, o meglio il concetto astratto di vivere e morire; non ci bagnamo mai nello stesso fiume. nemmeno una volta. Se, come credeva Walter Pater, ogni arte aspíra alla condizione della musica, allora queste sintesi ne sono l'incarnazione. Poiché il suono è soggetto ai sensi, per loro tramite s'allunga nel passato e s'imprime nella memoria; i suoni periscono fuori di essa, dato che rifiutano di essere trascritti esattamente in quanto tali. E tanto più nel caso di queste ingegnose 'macchine del silenzio' in cui la natura del suono immaginato è in sé stessa un enigma, ma un enigma che trascolora nel tempo senza ripetersi mai. Il suo repertorio è ben definito entro una costruzione geometrica e meccanica, ma resta imprevedibile nel suo definire di volta in volta la sua forma. Non è con un pennello in mano che l'uomo si accinge a scavare le fondamenta di una casa: la linea interna del cuore prevede il lavoro e l'uomo interiore prescrive un preciso ordine d'azione: la mano dell'immaginazione disegna il tutto prima che lo faccia il corpo; il modello prima d'essere tangibile è prototipo della mente. La macchina pronta: il suono si libera, un magma di movimenti remoti, prescritti eppure prodotti dove non erano previsti, non più suono, non ancora suono, nell'atto che segue una scanalatura nell'acciaio o nel tronco di un albero; e ancora questo tipo di onda immaginaria, prodotto di una macchina, acquista il valore immediato di un inizio e la peculiarità di un salto fuori dall'immediatezza, che non esclude, ma piuttosto comprende il fatto di provenire dall'udibile e di prepararsi a durare a lungo, oppure un istante, il tempo di un angolo, un taglio, un'asperità del legno, il profilo di una pietra tagliata. Come se potessimo parlare soltanto attraverso il silenzio degli spazi, nell'interstizio creato dalla loro diversità. Li separa l'incompatibilità profonda tra l'uomo e la sua parola, tra l'uomo e il suo suono. Condannati a vivere a distanza l'uno dall'altro. Molte cose nel mondo e nei suoi artifici possono essere considerate come riflesso visibile di questo vuoto simmetrico, la sola creatura muta che sia condannata al suono. La pluralità e la molteplicità degli intervalli si solidificano in sogni di spazio. Certe costellazioni di suoni che spariscono sulla soglia dell'udire, come se per essere udite avessero bisogno di disfarsi della loro apparenza.